Il “codice educativo paterno” per un’autonomia possibile

Nel Gruppo Appartamento “L’Altra metà del cielo”, ci siamo spesso ritrovati di fronte ad una questione: se è vero che le nostre ragazze devono trovare uno spazio di accoglienza e di protezione, è altrettanto vero che devono poter iniziare ad incamminarsi verso la strada dell’autonomia.
Ecco che, accanto ad un canale materno, fatto di accoglienza e di contenimento, è necessario anche quello che è stato definito un “codice paterno“, attraverso cui si esprime la possibilità di esplorare, di portare avanti scelte che non condividiamo completamente, di rischiare anche, di imparare a conoscere se stessi nei primi passi verso l’autonomia.

Art.cit.www.cnca.it/documenti/della-federazione

Winnicott parla di “diritto all’immaturità” (WINNICOTT D.W., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, 1974): è necessario che il passaggio alla maturità avvenga in un contesto di sana lotta con gli adulti, e non di colpo a causa dell’abdicazione delle figure parentali.
Abbiamo invece l’impressione che la cifra di molti percorsi di tutela sia quella di una improvvisa e completa restituzione al giovane del suo diritto di scelta, anziché quella di favorire una progressiva riconsegna ai giovani di tale responsabilità: è come se, fino all’ultimo giorno di affidamento ai Servizi, il compito che avvertono gli adulti sia soprattutto quello di impedire le “cadute”, di far sì che tutto vada per il meglio.
I giovani rischiano di passare così da un “troppo pieno” (pieno di risposte, di relazioni, di adulti affidabili, di cose da fare, …) a un “troppo vuoto” (l’improvvisa condizione di solitudine nelle piccole e grandi scelte quotidiane).

Codici educativi
La metodologia che caratterizzerà gli interventi, sarà pertanto fortemente improntata al recupero dell’intervento educativo di stampo “paterno”, così poco presente nella fase conclusiva delle misure penali, e invece di capitale importanza per favorire il corretto posizionamento del giovane rispetto all’uscita dalla Tutela e il desiderio di riappropriarsi della propria piena responsabilità di scelta.
Negli ultimi decenni il codice educativo che chiameremo “paterno” (nell’attesa di trovare una definizione più “moderna”) è praticamente scomparso dalla relazione genitori-figli, così come dalle scuole e più in generale dai rapporti tra Società e Cittadino.
Gli stessi Servizi educativi sostengono di farne ampio uso, ma in realtà lo confondono con l’intervento normativo o correttivo.
L’intervento educativo paterno è invece quello che spinge il giovane alla sfida, a riappropriarsi delle proprie scelte, a correre rischi, a cercare al di fuori della famiglia realizzazione e soddisfazioni. Diceva Franco Fornari, che il codice educativo paterno promuove “[…] riconoscimento delle capacità, valorizzazione delle prestazioni, dell’efficienza, dell’autonomia, dell’indipendenza, della crescita, della capacità di decidere in modo personale, la volontà di battersi, di contare sulle proprie energie, l’esclusione di qualsiasi tutela di stampo materno […]”; è il codice che contrasta al momento giusto la Tutela di stampo materno che, come dicono Scaparro e Charmet “[…] coltiva l’illusione di poter avere tutto senza sofferenza, cioè senza separazione, lutto, lavoro, solitudine e competizione […]” Una “nuova relazione educativa”, non alternativa ma complementare a quella già ben rappresentata nei Servizi che si occupano di Tutela, e che assuma il compito di prendere qualche rischio per:
-restituire progressivamente ai ragazzi la responsabilità di decidere su ciò che li riguarda, anche se non condividiamo in pieno le loro scelte, e anche se riteniamo che le loro scelte possano comportare un margine di rischio;
-non anticipare la risposta, offrendo al giovane un tempo e uno spazio di attesa che gli permetta di organizzare una possibile risposta, la sua risposta;
-anticipare così l’essenza più profonda di ciò che lo aspetta a breve, ovvero la centratura sulle sue scelte e la necessità di imparare a chiedere una mano.

Paolo Tartaglione
CNCA

 

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