L’importanza della rete per un welfare efficace

Collaboriamo con la cooperativa Etica da più di dieci anni. Abbiamo sempre apprezzato la
professionalità, l’impegno, la dedizione e l’entusiasmo col quale si dedicano alle loro ragazze. Con il passare degli anni anche i nostri soci hanno imparato a conoscere il loro lavoro nel sociale e a sostenerlo con raccolte di beneficenza e anche prestando la loro opera nella loro sede collaborando alle attività delle ragazze.
Personalmente, credo fortemente nell’importanza del lavoro svolto dalla Comunità alloggio per minori Imparando a volare, perché ritengo fondamentale che minori che non hanno la fortuna di avere una famiglia alle spalle possano trovarne una “nuova e speciale”.
Negli anni ho conosciuto molte delle ragazze ospiti della cooperativa tutte con problematiche difficili e diverse e ho visto molte di loro rinascere e diventare donne mature e indipendenti grazie al lavoro portato avanti dalle educatrici tra mille difficoltà.
Purtroppo i fondi a disposizione del welfare sono sempre più esigui e le cooperative devono cercare anche, anzi soprattutto direi, supporti dalle risorse del territorio, enti e privati cittadini per sopravvivere. Pertanto, creare oggi una rete di supporto è di vitale importanza per poter fornire i servizi necessari a soddisfare le esigenze della loro particolare utenza.
La mia esperienza personale mi ha portato a sperimentare come, per aiutare un minore a rischio tutti gli attori (insegnanti, assistenti sociali, giudici, familiari e volontari) debbano svolgere il proprio compito creando una vera e propria rete di sostegno intorno ad esso.
Da anni porto avanti a Napoli il Programma Mentore – un adulto per amico, finalizzato a combattere l’abbandono scolastico fin dalla scuola dell’obbligo e, come volontaria, ho affiancato una mia ex alunna, abbandonata dalla madre, padre in galera e affidata alla nonna che, ormai anziana e stanca dopo aver fatto da tutrice ai fratelli maggiori, ha rinunciato alla sua tutela. Ho
provato a supportarla con la mia presenza e a farle capire che non tutti gli adulti sono inaffidabili.
La mia difficoltà era dovuta al fatto che non sapevo mai quanto potevo spingermi per aiutarla; ho fatto da ponte con le scuole nelle quali lei di anno in anno si spostava nella speranza di far perdere le sue tracce, con le assistenti sociali che la seguivano cercando di farla vedere in una luce diversa.
Dava continui problemi a scuola ed era aggressiva e maleducata con insegnanti e compagni di classe, ma con me è sempre stata rispettosa, educata e affettuosa. Finalmente, in accordo con le assistenti sociali l’abbiamo convinta a visitare la casa famiglia che le era stata assegnata facendole capire che solo così avrebbe potuto avere una vita nuova e una occasione per far capire a tutti quanto realmente valesse. Ho cercato di farle capire che non era lei la “cattiva”, come a casa le facevano credere, ma che spetta agli adulti prendersi cura dei bambini e non viceversa e ho parlato anche con i suoi parenti in sua presenza per richiamarli alle loro responsabilità. Il patto che avevo fatto con lei era che avrei garantito che sarebbe ritornata a casa se avesse deciso di non andare e lei ha accettato di provare dicendo: “Mi fido di te e della tua parola”. Inaspettatamente, grazie alla disponibilità e alla preparazione degli operatori della casa famiglia, alla fine della visita, lei stessa ha accettato di trasferirsi. E’ lì da pochi mesi, ma il suo cambiamento è evidente. Sta imparando a relazionarsi con tutti mostrandosi comprensiva ed empatica con gli altri ospiti della comunità.
Sta affrontando l’esame di terza media con serietà e impegno e finalmente è cominciata la sua rinascita!
Vado a trovarla periodicamente e spesso porto con me i suoi familiari. Lei sa che può sempre
contare su di me e sono sempre pronta ad ascoltarla nei momenti di difficoltà!
Pertanto, spero che in futuro, realtà come quella di ETICA ricevano sempre più fondi e possano moltiplicarsi sul territorio per dare una casa e un supporto non solo a ragazzi e ragazze con situazioni familiari disperate, ma anche a coloro che hanno alle spalle famiglie e nonostante si sforzino non riescono da soli a badare ai loro figli.

Marina Melogli, Fondazione Humaniter Napoli

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