Quella smania dei genitori di pubblicare foto dei figli sui social

Quando si tratta di bambini la questione dell privacy si interseca con quella dell’educazione e questo tema così attuale e scottante riguarda tutti. Riflette con noi su questo argomento Simona D’Agostino Pedagogista  e  Mediatrice familiare napoletana

In quanti pubblicano foto dei propri figli sui social? Basta dare un’occhiata alle bacheche dei nostri amici. Cosa comporta pubblicare le loro foto?

La svolta, in campo giuridico non è ancora arrivata, ma si muovono i primi passi e questo ci fa ben sperare. Un’ordinanza del tribunale di Roma, autorizza i giudici ad ordinare la rimozione di foto di minori qualora fosse espressamente rivendicato il proprio diritto alla privacy. Tutto parte dal caso di un sedicenne che ha chiesto «tutela» contro la madre che condivideva sul web foto su di lui. Il giudice ha stabilito che la donna non potrà più farlo (pena una sanzione di 10mila euro). La decisione del giudice arriva grazie alla legge sul diritto d’autore e precisamente l’art. 96, che prevede che il ritratto di una persona non può essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni; tutela rafforzata dall’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata del 1989. Ma non è l’unico caso. Recentemente una sentenza del Tribunale di Mantova ha stabilito che i genitori possono postare foto dei figli, solo se c’è il consenso di entrambi. Nel caso specifico, un papà di due bimbi ha presentato ricorso contro la ex moglie chiedendo al giudice di rivedere le condizioni che regolano i rapporti genitori/figli «alla stregua di supposti gravi comportamenti diseducativi posti in essere dalla madre». Madre con la spiccata abitudine a postare le foto dei bimbi sui social. «Comportamento questo – scrive il Tribunale di Mantova – che integra violazione della “tutela dell’immagine”, contemplata dall’articolo 10 del codice civile, della “tutela della riservatezza dei dati personali”, prevista dal Codice della privacy, nonché della Convenzione di New York nel punto in cui stabilisce che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione” e che “il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”». La sentenza ha imboccato la strada giusta. Ma non basta! Anche se entrambi i genitori fossero d’accordo nel pubblicare le foto dei propri figli sui social, il problema resta.

Che il figlio sia certamente il nostro orgoglio più grande, è un dato di fatto, ma quell’intimo desiderio edonistico di spiattellarli sui social con frasi amorevoli, non fa di noi dei buoni genitori. I social network sono un meraviglioso mezzo di comunicazione ed interazione. Sono il ponte attraverso cui noi esprimiamo idee, ci confrontiamo e facciamo nuove amicizie. Ma i social, come tutte le cose, hanno una zona d’ombra, quella che non vediamo, la più oscura e per questo molto pericolosa. Le immagini ed i video viaggiano nella rete alla velocità della luce. Questo passo spedito porta alla viralità, il che non promette cose sane (soprattutto quando parliamo di bambini). Quelle foto di intima vita familiare, nel momento stesso in cui vengono pubblicate sui social, sono immediatamente ovunque e purtroppo ci restano per sempre. Sottovalutazione e approssimazione possono comportare esperienze devastanti per i figli. È nostro dovere di adulti proteggere un diritto del minore: il rispetto alla privacy!

 

D.ssa Simona D’Agostino

Pedagogista – Mediatrice familiare

www.facebook.com/Consulenzafamiliarenapoli/

 

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