Relazioni ambivalenti con madri complicate

Ogni anno, nella ricorrenza della festa della mamma, ci dobbiamo confrontare con il dolore delle nostre ragazze nel rapporto ambivalente con una madre desiderata, ma anche da respingere. Vogliamo riflettere su questo dualismo a partire dalle parole delle ragazze stesse.

«Ogni festa della mamma vedo sui social foto smielate con le mamme con la dedica “la donna più importante della mia vita”. Sapete una cosa? Esistono anche madri che deludono i propri figli, ancora e ancora.  Cari figli felici, io vi invidio! Soprattutto le figlie femmine che hanno avuto una madre dolce e affettuosa. Io, al massimo, so solo che tipo di madre NON voglio essere. Buona festa della mamma a chi sente di non aver avuto una mamma.» Anna*

La madre è colei che dà la vita, che garantisce la sopravvivenza nei primi momenti di vita, che offre protezione, aiuto, contenimento. Ma quando diventa “il cattivo” si viene a creare una dissonanza e una confusione che può generare disturbi nella definizione di sé, dell’altro e nella regolazione delle emozioni. (…) Le madri abusanti e maltrattanti sono spesso anche madri trascuranti, ovvero depresse, passive nella relazione, con un pervasivo bisogno di aiuto che le rende psicologicamente non disponibili al proprio bambino, sono più manipolative, impulsive, con un bisogno di dominio per affermare la propria supremazia e tendono a creare relazioni del tipo vittima-carnefice (Crittenden, 1997). Probabilmente, la madre abusante ha avuto una storia relazionale a sua volta basata su tale dualismo (dominio/passività), ha vissuto un’infanzia di grave deprivazione e violenza che perpetua nella generazione successiva. (https://www.psicologi-a-roma.com/la-madre-abusante/)

 

«Per me è stato brutto finire in comunità, perché vuol dire che non hai una famiglia per bene come gli altri. Sei diversa e questo te lo porti sempre dentro. Poi ci si prova a starci ma è difficile. Oggi quando vedo i miei genitori non ho più paura ma nessuno può chiedermi di perdonarli. Quando sarò grande e avrò un figlio, non sarò come loro.» Erika*

I figli che nell’adolescenza si sono staccati e hanno evitato questa schiavitù nascosta si comportano in modo completamente differente e quasi sempre sono persone forti e volitive; la loro strategia non è perdonare i genitori, non è odiarli, ma è dimenticarli; li considerano stelle che si spengono lontane mentre altre più luminose brillano nel presente. (https://www.albanesi.it/psicologia/genitori-da-dimenticare.htm)

 

Il racconto della madre, invece, nelle parole che le ha dedicato per il suo compleanno un’altra ragazza, che ha una lunga storia nelle case famiglia e nelle comunità di accoglienza, diventa il racconto di una madre non reale, ma sublimata nella rappresentazione di quella madre presente che lei stessa avrebbe voluto avere.

«Oggi è un giorno importante perché è il tuo compleanno! Sai dare forza e amore e tante certezze. Io sono così felice che fai parte della mia vita da quando sono nata perché donne come te non ce ne sono più. So che ti deludo spesso, che non sono sempre come mi vorresti, ma spero che un giorno sarò una persona ed una madre come te. Ti amo mamma!» Carmela*

(…) il figlio resta segnato a vita, schiavo di quella famiglia che negli anni ha allentato la catena, ma non l’ha mai spezzata. Si crea una specie di sindrome di Stoccolma, dove il figlio cerca comunque di recuperare il rapporto, cerca di compiacere i genitori, di essere capito, di essere amato (non riesce cioè a staccarsi dalla necessità di sentirsi amato da loro). Più è maltrattato e più cerca amore, più è denigrato e più cerca considerazione.[La sindrome di Stoccolma identifica una condizione psicologica nella quale un soggetto sequestrato prova sentimenti di tipo positivo verso il suo o i suoi sequestratori] (https://www.albanesi.it/psicologia/genitori-da-dimenticare.htm)

 

E, infine, una nostra ragazza ci mostra come, attraversando il dolore e uscendone fuori con più consapevolezze, sia possibile creare il proprio percorso: da un lato portandosi dentro la propria storia, dall’altro crescendo in autonomia e utilizzando le risorse del territorio.

«Sono diventata grande e ora mi sento pronta a vivere da sola. Se fossi rimasta a casa mia non avrei appreso tutto questo, avrei continuato a vivere nel loro mondo e avrei cresciuto i miei figli nel loro modo. Ora riuscirei a crescerli nel modo mio, perché ho capito che io sono io e sono diversa.» Teresa*

 

*nome di fantasia

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